Quello che è, a tutti gli effetti, il mio diario di una vita, fino all'oggi, intitolato LIBRO DI BUIO, raccoglie miei appunti scritti dagli anni Novanta in poi, da cui derivano, anche, quasi tutte le sezioni, sia testuali che fotografiche, dedicate sul sito alle mie opere. All'origine, quegli appunti, li scrivevo esclusivamente la notte: solo in assenza di persone e in contesti con silenzio, riuscivo infatti a comprendere cosa pensavo e come lo pensavo. Ancora oggi, l'assenza del silenzio, mi impedisce di mantenere l'attenzione. Con le dovute e spiritose distinzioni, oserei affermare che per me il rumore è come la kryptonite per Superman: semplicemente mi annienta. Sono perfettamente consapevole che il tema del buio è già stato ampiamente sfruttato o strumentalizzato, ad esempio da letteratura e cinema, e per anni ho pensato di cambiare il titolo del diario, scelto durante la stesura dei primi testi decenni fa. Ma oggi avrei come l'impressione di dover sostituire il nome a un figlio. Inizialmente i miei scritti erano piuttosto elementari e mi mancavano le basi culturali per sviluppare adeguatamente le narrazioni. Lasciavo capitoli incompiuti e iniziavo argomenti senza riuscire ad approfondirli, a concluderli. Fin da ragazzino ho guardato del cinema, con predilezione per generi che mi offrivano tensione o divertimento, e per un breve periodo ho addirittura immaginato di poter riuscire, professionalmente, a scrivere soggetti per Dario Argento o Paolo Villaggio. Ma ho notato, scrivendo e rileggendomi, che nulla in realtà mi inquietava e mi divertiva più di me stesso e delle mie vicende, e ho così iniziato a inserire dettagli autobiografici nei miei scritti, inizialmente mimetizzandoli, per chissà quale patetica paranoia. Questa pagina dal titolo LIBRO DI BUIO presenta tutti i miei post consultabili sul sito, semplificati e tradotti in italiano. 

Due artisti che oggi, evidentemente non a caso, un po' associo a due personaggi di una mia opera intitolata "Bugiardi Silenziosi" o "Sfumature di Reticenza", con cui ho avuto modo di collaborare, in due distinte situazioni, hanno attribuito a se stessi l'ideazione di alcune miei lavori. Lo so che il mondo dell'arte non ne rimarrà particolarmente sconvolto. Preciso però che, pur riconoscendo ad entrambi i malandrini competenze tecniche nell'ambito dell'esecuzione grafica, pur al corrente del fatto che hanno ottenuto ottimi voti studiando con impegno, li ho conosciuti a fondo, e so che mancano di abilità riflessiva e capacità di quella astrazione necessaria per generare autonomamente determinate idee. Non avrebbero potuto realizzarle loro, nemmeno se ci avessero provato, perché i colori che utilizzo io non provengono dall'industria, e a dire il vero basterebbe farci due parole sul tema per capire quello che c'è da capire: l'abilità esecutiva, per quanto raffinata, precisa o impeccabile, non sempre implica la capacità di concepire strutture di concetto specifiche. Non è sufficiente saper disegnare o dipingere per poter pensare al di sopra delle proprie capacità. Al di là dell'aspetto legale, attraverso il quale potrei effettivamente accanirmi, ma non me ne frega nulla, quello che, da artista, mi dà fastidio è che l'appropriazione indebita, se effettuata in assenza di pregi autoriali, rischia di far cadere nella falsificazione la natura stessa dei processi creativi e della genesi intellettuale. Attribuirsi ideatori di opere senza saperne esporre nemmeno i principali aspetti concettuali insiti, conduce a uno svilimento generale dell'idea, dell'intenzione e del significato. Dispongo, fin dagli anni Novanta, di un archivio costituito da materiale fotografico e video che testimonia ogni fase di lavorazione, dall'ideazione fino alla realizzazione di qualsiasi mio pezzo artistico. Va infine sottolineato come il mio particolare impiego di pigmenti e materiali, di difficile reperibilità, costituisca una sorta di mia impronta digitale riconoscibile del mio operato artistico. E per concludere: familiari, amici e conoscenti hanno potuto osservare tali lavori nel loro contesto di creazione, sia esposti alle pareti del mio studio o della mia abitazione, sia collocati su mobili o piedistalli, anni prima che venissero indebitamente rivendicate da terzi in quanto a creazione. Alcune delle opere stesse sono tutt'oggi in mio possesso o presso abitazioni o gallerie di persone frequentate.